Nel 1881 la mummia di Amenhetep I emerse dalla cachette reale di Deir el-Bahari ancora completamente avvolta, protetta da una maschera e da ghirlande floreali. Gaston Maspero scelse di non sbendarla. Più di un secolo dopo, la tomografia computerizzata ha permesso di attraversare virtualmente quei rivestimenti senza rimuoverli.
Un sovrano all’inizio della XVIII Dinastia
Amenhetep I regnò all’inizio della XVIII Dinastia, tra il 1525 e il 1504 a.C. circa. Figlio di Ahmose I, il sovrano che aveva riunificato l’Egitto e inaugurato il Nuovo Regno, governò per circa ventuno anni, consolidando l’amministrazione, promuovendo attività edilizie e conducendo campagne militari.
Nei secoli successivi Amenhetep I e sua madre, Ahmose-Nefertari, furono venerati come protettori divinizzati della comunità di artigiani di Deir el-Medina. La posizione della sua sepoltura originaria, tuttavia, non è stata identificata con certezza.
Dalla sepoltura alla cachette reale
La mummia fu ritrovata nel 1881 nella cachette reale di Deir el-Bahari, nota come DB320, insieme ai resti di numerosi sovrani e membri delle famiglie reali. Le iscrizioni sul sarcofago raccontano che i sacerdoti della XXI Dinastia la restaurarono e la riavvolsero in due occasioni, sotto Pinedjem I e Masarharta, dopo le violazioni subite dalla sepoltura.
Trasferita al Cairo e conservata per lungo tempo nel Museo Egizio di piazza Tahrir, la mummia è oggi esposta nella Royal Mummies Hall del National Museum of Egyptian Civilization.
Una TAC al posto dello sbendamento
Il 4 maggio 2019 la radiologa Sahar Saleem e l’egittologo Zahi Hawass sottoposero la mummia a tomografia computerizzata mediante un’unità mobile. La TAC produsse centinaia di sezioni sottili del corpo e dell’involucro funerario, ricomposte poi in modelli tridimensionali.
La procedura ha permesso di effettuare uno “sbendamento digitale”: bende, maschera, ghirlande, amuleti e tessuti anatomici sono stati isolati virtualmente, senza compromettere l’assetto materiale della mummia. Le precedenti radiografie, eseguite nel 1932 e nel 1967, non avevano fornito dati altrettanto completi e avevano restituito stime discordanti dell’età.
Il volto e l’età del sovrano
Le ricostruzioni mostrano un volto ovale, il mento stretto, il naso piccolo e appiattito, gli incisivi superiori lievemente sporgenti, il lobo sinistro forato e ciocche di capelli ancora conservate. Lo studio stima un’età alla morte di circa trentacinque anni e una statura in vita di circa 168 centimetri.
La TAC non ha rilevato patologie o lesioni anteriori alla morte in grado di spiegarne la causa. Questo è un limite importante: l’assenza di segni radiologici non equivale all’assenza di malattia, ma indica soltanto che l’esame non offre una diagnosi conclusiva.
Le ferite e il restauro antico
Il corpo presenta numerose lesioni post mortem: la testa era separata dal collo, il braccio sinistro dislocato, la parete addominale danneggiata e il piede destro sostenuto da una tavoletta di legno fissata con chiodi. Secondo gli autori dello studio, questi danni sono compatibili con le azioni di antichi saccheggiatori.
Le immagini mostrano anche il lavoro dei sacerdoti-restauratori della XXI Dinastia. La testa fu ricollocata con bende impregnate di resina, le lacerazioni furono coperte, gli arti ricomposti e nuovamente fasciati. I dati sostengono quindi l’interpretazione proposta da Saleem e Hawass: il riavvolgimento non servì semplicemente a recuperare oggetti preziosi, ma anche a restituire integrità al corpo del sovrano.
Mummificazione, amuleti e gioielli
Il cervello non era stato rimosso; il corpo era invece eviscerato attraverso un’incisione verticale sul fianco sinistro, mentre il cuore rimaneva nella cavità toracica. Bende trattate con resina occupavano le cavità del corpo.
Lo studio ha individuato trenta amuleti e oggetti ornamentali, tra cui un amuleto del cuore e una cintura di perline metalliche, probabilmente d’oro. L’identificazione di alcuni materiali deriva dalla loro densità radiologica e deve dunque essere considerata probabile, non assoluta.
L’avambraccio destro era ripiegato sul torace: una posizione che potrebbe fare di Amenhetep I il più antico sovrano del Nuovo Regno finora noto con le braccia incrociate sul petto.
Che cosa la TAC può — e non può — dirci
La tomografia consente di documentare anatomia, tecniche di mummificazione, amuleti e interventi di restauro mantenendo intatti gli involucri funerari. Non elimina però l’incertezza: non sempre permette di stabilire una causa di morte e alcune identificazioni dei materiali restano ipotesi fondate sulle caratteristiche radiologiche.
Lo sbendamento digitale non è quindi una semplice immagine spettacolare, ma uno strumento di ricerca e conservazione. È un esempio concreto di come le tecnologie di visualizzazione possano rendere leggibile un reperto senza sostituirsi alla sua realtà materiale.
Dentro la TAC
Le ricostruzioni tridimensionali e le sezioni tomografiche rendono visibili, senza rimuovere le bende, il corpo del sovrano, gli oggetti funerari e gli interventi di restauro antico.
Fonti e approfondimenti
- Sahar N. Saleem e Zahi Hawass, “Digital Unwrapping of the Mummy of King Amenhotep I”, Frontiers in Medicine (2021)
- National Museum of Egyptian Civilization, Royal Mummies Hall
- National Museum of Egyptian Civilization, The Pharaohs’ Golden Parade
Le immagini scientifiche e i dati tomografici citati provengono da Saleem e Hawass (2021), pubblicati con licenza open access nell’articolo originale.








