Quando nel 1922 iniziò lo scavo della tomba di Tutankhamon, la fotografia non ebbe una funzione soltanto celebrativa. Divenne uno strumento di documentazione: ogni ambiente, oggetto e fase del lavoro doveva essere registrato prima che la rimozione dei reperti ne modificasse per sempre il contesto.
Harry Burton, il fotografo della tomba
Howard Carter chiese al Metropolitan Museum of Art di New York la collaborazione di Harry Burton (1879–1940), fotografo e archeologo britannico impiegato dal museo dal 1914. Tra il 1922 e il 1933 Burton documentò lo scavo di KV62: il Metropolitan Museum attribuisce a questo lavoro circa 1.400 negativi su lastra di vetro.
Le fotografie di Burton non sono semplici immagini di repertorio. Consentono di ricostruire la posizione originaria degli oggetti e mostrano il lavoro di archeologi, conservatori e collaboratori egiziani. Molti di questi ultimi, tuttavia, non furono identificati nelle didascalie dell’epoca: quando un nome non è documentato, viene quindi mantenuta qui una formulazione prudente.
Stampe, negativi e documenti dello scavo sono conservati soprattutto nel Tutankhamun Archive del Griffith Institute, University of Oxford, oggi consultabile anche attraverso un archivio digitale spaziale.
Che cosa significa “a colori”
Nel 2015, per la mostra The Discovery of King Tut a New York, lo studio britannico Dynamichrome ricostruì digitalmente i colori di trenta fotografie di Burton su commissione di SC Exhibitions. Il progetto fu sviluppato in collaborazione con il Griffith Institute.
È importante distinguere i due livelli: le immagini in bianco e nero sono documenti fotografici storici; le versioni a colori sono interpretazioni digitali basate su ricerca visiva e comparazioni, capaci di avvicinare il pubblico alla scena ma non di restituirne con certezza assoluta i colori originari. Burton realizzò anche fotografie a colori di alcuni oggetti, come ricorda il Metropolitan Museum, ma non sono quelle mostrate in questa galleria.
Usa il cursore sulle immagini per confrontare il negativo storico con la ricostruzione cromatica.
Crediti: fotografie di Harry Burton © Griffith Institute, University of Oxford; ricostruzioni cromatiche di Dynamichrome per SC Exhibitions. Le attribuzioni puntuali sono consultabili negli archivi collegati.
Fonti e approfondimenti
- Griffith Institute — Tutankhamun Spatial Archive
- Griffith Institute — fotografie di Burton ricostruite a colori
- The Metropolitan Museum of Art — Harry Burton, “The Pharaoh’s Photographer”
- The Metropolitan Museum of Art — Discovering Tutankhamun
- Dynamichrome — il progetto di ricostruzione cromatica


La maschera funeraria ancora in posizione sulla mummia di Tutankhamon, fotografata durante l’apertura del complesso delle bare.


Howard Carter, Arthur Callender e un collaboratore egiziano aprono le porte del quarto e più interno santuario, davanti al sarcofago di Tutankhamon.


Howard Carter, Arthur Mace e un collaboratore egiziano arrotolano la tela di lino che ricopriva il secondo santuario.


La figura di Anubi distesa sul proprio sacrario, all’ingresso della camera del tesoro.


Scrigni in legno, avorio e altri materiali destinati a custodire gioielli, tessuti e oggetti personali del sovrano.


Howard Carter, Arthur Callender e un collaboratore egiziano proteggono una delle due statue guardiane della camera funeraria.


Scatole lignee con offerte alimentari nell’anticamera.


La chiusura sigillata che separava l’anticamera dalla camera funeraria.


Lord Carnarvon, finanziatore della ricerca diretta da Howard Carter.


Arthur Mace e Alfred Lucas lavorano su uno dei carri dorati all’esterno della tomba di Seti II, utilizzata come laboratorio di conservazione.


Howard Carter e un collaboratore egiziano esaminano la bara più interna, realizzata in oro massiccio e del peso di circa 110 chilogrammi.


Howard Carter esamina il complesso funerario di Tutankhamon durante le operazioni di apertura e documentazione.


Howard Carter, Arthur Callender e due collaboratori egiziani aprono uno dei santuari dorati nella camera funeraria.


All’interno del santuario più esterno, un telo di lino ornato da rosette d’oro ricopriva i tre santuari più piccoli.


La testa lignea dorata della vacca celeste Mehet-Weret, insieme a una serie di cofanetti.


Modellini di imbarcazioni nella camera del tesoro.


Carri smontati e letti funerari nell’anticamera.


Vasi in calcite egiziana, tradizionalmente detta alabastro, destinati a oli profumati e unguenti.


Howard Carter e Lord Carnarvon davanti alla chiusura della camera funeraria.


Nella tomba di Seti II, adibita a laboratorio, Arthur Mace e Alfred Lucas lavorano su una delle statue guardiane della camera funeraria.
La documentazione archeologica incontra oggi nuovi strumenti di ricerca e divulgazione: scopri il progetto dedicato alla Valle dei Re in realtà virtuale e guarda la ricostruzione di KV62.
TutankaMon é morto e lo hanno trovato nella tomba e lo hanno cacciato dalla tomba
Mi scusi, ma non ho capito il suo commento