Una missione archeologica egiziana guidata dal dr. Mustafa Waziry ha riportato alla luce 59 sarcofagi di legno ancora sigillati.

La necropoli si trova a sud del Bubasteion, un tempio di età tolemaica dedicata alla dea Bastet. L’area è conosciuta in arabo con il nome di Abwab el-Qotat, “La Porta dei Gatti”. Qui, sono sepolte figure di rilievo della storia egizia, come il visir Aperel e Maya, la nutrice di Tutankhamon. Nella stessa zona alla fine del 2018 era stata scoperta la tomba del sacerdote Wathye della V Dinastia (leggi articolo).

La scoperta è avvenuta a piccoli passi. Nel mese di agosto, il team di archeologi aveva scoperto un pozzo sepolcrale profondo 11m che conteneva 13 sarcofagi antropomorfi ancora sigillati. Le ricerche sono state allargate, portando alla luce altri due pozzi profondi 10 e 12m. Al loto interno sono stati ritrovati ulteriori sarcofagi sigillati, portando il totale a 59. Il sigillo protettivo che chiudeva i pozzi ha permesso un’eccellente stato di conservazione. I colori dei sarcofagi sono ancora vividi e brillanti. Lo studio preliminare ha permesso di stabilire che le sepolture riguardano un gruppo di sacerdoti e funzionari della XXVI Dinastia (664-525 bce).

Non solo sarcofagi

Insieme ai sarcofagi gli archeologi hanno rinvenuto anche 28 statue di legno dipinto del dio Ptah-Sokar. Si tratta della “combinazione” di due delle divinità più importanti dell’area. Ptah era il grande dio di Menfi, il creatore dell’universo secondo il famoso racconto riportato sulla pietra di Shabaka. Sokar era un’antichissima divinità falco adorata a Menfi e legata al mondo dei morti. Il suo nome è presente nei Testi delle Piramidi legato alla “Barca Henu”, su cui avveniva la rinascita del corpo del faraone defunto. Col passare del tempo Sokar venne associato al dio Ptah e, dal Medio Regno, venne creata la triade Ptah-Sokar-Osiride.

Fra gli oggetti più belli rinvenuti nei pozzi, una statua di bronzo alta 35 cm del dio Nefertem. Il copricapo, a forma di fiore di loto, è intarsiato con pietre semipreziose. La presenza di questo dio non è strana. Infatti, Nefertem era considerato il figlio di Ptah e Sekhmet. All’interno dei pozzi erano presenti anche diversi ushabti e amuleti di protezione magica.

Una volta studiati e restaurati, i sarcofagi saranno esposti al GEM vicino alla stanza dedicata ai sarcofagi di al-Asasif scoperti lo scorso anno (leggi articolo).

Il ministro delle antichità Khaled al-Anani ha rivelato che la missione ha già individuato un’altra serie di sarcofagi.

Sembra proprio che le sorprese non siano ancora finite.

Foto e video credits ©Ministry of Tourism and Antiquities, ©Ahmed Galal

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