Un nuovo studio condotto dall’egittologa Sofie Schiødt presso l’Università di Copenaghen rivela nuovi particolari sul processo di mummificazione.

Per il suo dottorato di ricerca, l’egittologa danese ha studiato il papiro Louvre-Carlsberg. Si tratta di un documento la cui proprietà è divisa fra il Louvre di Parigi e la Collezione Carlsberg dell’Università di Copenaghen. Il papiro risale al 1450 bce, quindi Nuovo Regno, per la precisione XVIII Dinastia, regno congiunto di Thutmose III e Hatshepsut. La maggior parte del testo parla di erboristeria e malattie della pelle, ed è il secondo papiro medico più lungo mai ritrovato in Egitto.

È un documento di grande importanza, che detiene un altro primato: è il più antico trattato di erboristeria al mondo. Il testo riporta una serie d’informazioni su piante e semi: la descrizione, l’habitat, gli usi e il significato religioso.

Un manuale sulla mummificazione

Durante la sua ricerca, la dr.ssa Schiødt ha individuato all’interno del testo un vero e proprio trattato di mummificazione. Questo tipo di manuali sono estremamente rari; basti pensare che sino a oggi ne sono stati ritrovati soltanto due. Ma la particolarità di questa scoperta è che il testo contiene descrizioni molto dettagliate che non sono presenti negli altri due scritti. Si tratta quindi di un documento rivolto agli specialisti nell’arte della mummificazione. Il manuale non è molto lungo, ma contiene particolari sconosciuti fino a oggi. Sono presenti ricette per unguenti e varie tipologie di bende da utilizzare durante la fasciatura.

Fra i passaggi più importanti c’è la descrizione di una tecnica completamente nuova per conservare il volto del defunto. Una serie di erbe aromatiche e di resine venivano bollite all’interno di un contenitore di terracotta. Il liquido ottenuto veniva utilizzato per impregnare delle bende di lino rosso che venivano successivamente avvolte intorno alla testa del defunto. In questo modo, il volto era protetto da sostanze profumate che allontanavano gli odori della decomposizione. Ma allo stesso tempo le erbe svolgevano un’importante azione antibatterica. Gli impacchi venivano ripetuti ogni quattro giorni. Come abbiamo visto, questa tecnica era sconosciuta, ma l’analisi di diverse mummie dello stesso periodo del papiro Louvre-Carlsberg ha evidenziato la presenza di stoffa e resina proprio sul volto.

Quattro, il numero della mummificazione

Dagli unici due testi conosciuti, sappiamo che l’intero processo di mummificazione durava 70 giorni. Ma il papiro Louvre-Carlsberg rivela un altro dettaglio di estremo interesse. I vari passaggi erano distanziati a intervalli regolari di 4 giorni, ognuno celebrato con una processione rituale. Durante il periodo di “attesa”, il corpo veniva ricoperto di paglia imbevuta di resina e aromi naturali, in modo tale da tenere lontano insetti e parassiti. Il testo indica che per completare la mummificazione erano necessarie 17 processioni rituali. Quindi, tenendo conto degli intervalli di 4 giorni, il procedimento poteva ritenersi completo dopo 68 giorni. A questo punto il corpo del defunto era pronto per essere collocato nel sarcofago e ricevere i rituali necessari per entrare nel regno di Osiride.

Un ultimo primato spetta al papiro Louvre-Carlsberg. Risalendo al 1450 bce, conquista la medaglia d’oro come testo più antico sulla mummificazione, precedendo di 1000 anni gli altri due testi di cui siamo a conoscenza.

Credits Immagini ©Ida Christensen, The Papyrus Carlsberg Collection, University of Copenhagen

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