Uno studio condotto dal dipartimento di Radiologia dell’Università del Cairo ha permesso di “sbendare” digitalmente la mummia di Amenhetep I. L’articolo è stato pubblicato da Zahi Hawass e dalla prof.ssa Sahar Saleem dell’Università del Cairo.

La rinascita dopo gli Hyksos

La XVIII Dinastia viene inaugurata dal faraone Ahmose, che completò la riunificazione dell’Egitto dopo circa 100 anni di dominio Hyksos. Secondo le fonti a disposizione, Amenhetep I salì al trono in tenera età e regnò per circa 21 anni. Il suo fu un regno caratterizzato da progetti edilizi e dal consolidamento dei confini. Fu sempre Amenhetep I a volere il famoso villaggio di Deir el-Medina, che ospitava gli operai che lavoravano nella Valle dei Re. Questo remoto wadi nel deserto occidentale era il luogo di riposo scelto dai faraoni della XVIII Dinastia; e fu proprio qui che Amenhetep I fu sepolto intorno al 1493 bce.

Durante la XXI Dinastia la Valle dei Re fu oggetto di diversi saccheggi. Fu così che i sacerdoti di Amon decisero di nascondere le mummie dei sovrani più importanti in due nascondigli separati: la cachet di Deir el-Bahari (TT320) e la KV35, tomba di Amenhetep II. Il nascondiglio di Deir el-Bahari fu scoperto nel 1881, rivelando per la prima volta al mondo i corpi dei più grandi sovrani dell’antico Egitto. Dopo un deposito temporaneo presso il museo di Bulaq, le mummie furono trasferite al Museo di piazza Tahrir nel 1902. Il corpo di Amenhetep I fu uno dei pochi a non essere sbendato; la decisione fu presa perché la mummia era in un ottimo stato di conservazione.

Il “restauro” e i primi studi

Secondo le iscrizioni presenti sul sarcofago, la mummia di Amenhetep I fu restaurata e ribendata per due volte. Gli interventi si svolsero durante la XXI Dinastia, subito dopo il suo trasporto nella cachette di Deir el-Bahari. Le operazioni si svolsero sotto la supervisione del Sommo Sacerdote di Amon Pinedjem e di suo figlio Masarharta. Con l’avvento delle moderne tecnologie, le mummie egizie sono state sottoposte a diversi studi, che hanno permesso di ampliare di molto le nostre conoscenze. La mummia di Amenhetep I fu esaminata per due volte ai raggi X, nel 1932 e nel 1967. Gli esami non permisero però di stabilire con certezza l’età della morte e la presenza di eventuali gioielli.

La TAC e le nuove scoperte

La TAC sul corpo di Amenhetep I è stata effettuata il 4 maggio 2019 all’interno di un TIR appositamente allestito nel giardino del Museo Egizio del Cairo. Le analisi hanno evidenziato un ottimo stato di conservazione, pur rilevando diverse fratture procurate dai ladri in epoca antica. La testa, staccata dal corpo, è stata fissata con un tampone di lino imbevuto di resina, mentre il polso destro appare lussato. Il braccio sinistro è staccato ed è stato unito al corpo grazie a una fascia di lino. Nella mano sinistra mancano due dita, che sono state ritrovate all’interno di una frattura dell’addome, coperta con una benda di lino imbevuta di resina. Gli antichi “restauratori” hanno tentato di bloccare l’arto fratturato inserendo un perno attraverso le bende di lino. Anche il piede destro ha le ossa disarticolate, tenute insieme da una tavola di legno fissata con dei chiodi alle estremità.

Secondo i dati ricavati dalla TAC, Amenhetep I doveva essere alto all’incirca 170cm. Non sono state rilevate cause di morte o patologie particolari; tuttavia, in base all’ossificazione delle epifisi delle ossa lunghe, si stima che Amenhetep I sia morto intorno a 35 anni.

La mummificazione e gli amuleti

Le tecniche di mummificazione sono compatibili con il periodo in questione. Infatti, non sono presenti tentativi di rimozione del cervello, pratica che diventa comune solo alla fine della XVIII Dinastia e che raggiunge il suo apice durante il periodo Tolemaico. La TAC ha rilevato la presenza del cervello essiccato nella parte posteriore del cranio. Sul fianco sinistro è presente un’incisione verticale di 9 cm utilizzata per l’eviscerazione; il cuore invece si trova nella parte sinistra del torace. Il torace è stato riempito con lino imbevuto di resina, mentre il pene, fasciato a parte, mostra i segni della circoncisione.

Non potevano di certo mancare amuleti e gioielli. La TAC ha rilevato 30 oggetti sparsi lungo il corpo: 7 lungo il braccio destro, 3 nel torace, 10 fra le bende di lino e 10 vicino alla gamba sinistra. Dei 3 oggetti rilevati all’interno del torace, uno è il classico “amuleto del cuore” che, secondo gli egizi, doveva proteggere l’organo più importante del corpo. Una cintura di 34 perline d’oro circonda invece la vita. In base alla forma, sono stati identificati diverse tipologie di amuleti: Wadjet (Occhio di Horus), scarabei, Wadji (rotolo di papiro), testa di serpente (probabilmente ureo). In base alla densità dei materiali, sono stati individuati 11 amuleti d’oro, 13 in faience, 5 di terracotta e 1 di pietra.

Indubbiamente rispetto al passato la tecnologia ha fatto passi da gigante. Le nuove tecniche di analisi permettono di effettuare indagini approfondite senza intaccare il contesto originario. Questo è molto importante, poiché si lascia a disposizione delle tecnologie future un quadro intatto pronto a rivelare altri particolari. Un enorme balzo in avanti rispetto al XIX secolo, quando si noleggiavano i teatri per sbendare le mummie in diretta…

Pic ©2021 Saleem e Hawass

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