La missione archeologica dell’Istituto Ceco di Egittologia ha scoperto il più grande deposito di mummificazione mai trovato in Egitto.

Da circa 30 la missione ceca sta indagando una necropoli risalente alla XXVI Dinastia (664 – 525 bce). Il sito si trova ad Abusir, nel governatorato di el-Gizah, circa 10km a nord di Saqqara. L’area, che gli antichi egizi indicavano con il nome di per-wsir, “la casa di Osiride”, è nota per le sepolture reali della V Dinastia. In origine, il sito ospitava 14 piramidi, di cui ne restano in piedi soltanto quattro.

Il team, diretto dall’egittologo Miroslav Bárta, sta studiando un gruppo di tombe a pozzo la cui struttura ricorda molto da vicino quella del faraone Djoser della III Dinastia. Proprio in uno di questi pozzi, la missione ha riportato alla luce il più grande deposito di materiali per la mummificazione mai rinvenuto in Egitto. La struttura, un quadrato di 5,3 m profondo 14 m, conteneva 370 vasi di ceramica disposti a spirale su 14 livelli, a una profondità compresa fra 4 e 12 metri.

I vasi contengono residui di materiali e utensili utilizzati durante il processo di mummificazione. Nel primo livello sono stati trovati anche quattro vasi canopi in pietra calcarea. Le iscrizioni riportano il nome del proprietario: “Wahibrameryneith” figlio di Irturu. Nella foto ho evidenziato in rosso il nome del defunto; i vasi hanno i “classici coperchi” che rappresentano i quattro figli di Horus. Nello specifico, da sinistra: Amset, Duamutef (testa mancante), Khebehsenuf e Hapi.

Il deposito si trova adiacente a una grande tomba a pozzo ancora da scavare. A giudicare dalle dimensioni delle strutture, il proprietario doveva essere uno dei grandi dignitari dell’epoca. Le ricerche continueranno nel 2022, ed è già prevista l’esplorazione della tomba adiacente il deposito, che con ogni probabilità contiene i resti di Wahibrameryneith.

Foto ©Petr Košárek, © archives of the Czech Institute of Egyptology

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