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“Gli uomini di bronzo…”

L’archeologia colloca durante la XXVI Dinastia (672-525 BCE), in particolare sotto il regno di Psammetico I (664-610 BCE) le prime prove della presenza greca in Egitto; la prima testimonianza letteraria invece la troviamo in Erodoto che, nel IV libro delle sue Storie, narra le peripezie del mercante samio Kolaios che, durante il suo viaggio in Egitto, fu trascinato da una tempesta verso l’isola di Platea. Questa vicenda, avvenuta presumibilmente durante il VII sec BCE, testimonia un fiorente commercio tra l’Egitto e Samo, come confermano le evidenze archeologiche del santuario di Samo, dove sono stati rinvenuti bronzi ed avori egizi.

Nel II libro lo storico di Alicarnasso riporta un episodio legato alla vita del faraone Psammetico I; in un periodo in cui l’Egitto era diviso dodici re, tra i quali figurava anche Psammetico, furono invitati a presiedere ai festeggiamenti in onore di Ptah. Durante le libagioni i sacerdoti portarono undici coppe d’oro anziché dodici: Psammetico, che rimase senza coppa, utilizzò il suo elmo di bronzo per libare. I restanti re riconobbero in questo gesto l’avverarsi di un vaticinio che recitava:

“chi di loro avrebbe libato con una coppa di bronzo, costui sarebbe stato unico re d’Egitto”.

Gli altri undici temendo l’avverarsi della profezia, esiliarono Psammetico nelle Paludi che per vendicarsi chiese aiuto all’oracolo di Latona a Buto che emise questo responso:

“vendetta giungerà dal mare, quando appariranno uomini di bronzo”.

Secondo Erodoto non molto tempo dopo pirati della Ionia e della Caria armati di bronzo attraccarono in Egitto ed iniziarono a saccheggiare il Delta. Avuta la notizia, Psammetico si affrettò a stringere amicizia con i pirati greci e li convinse a combattere per lui nel tentativo di prendere il controllo dell’Egitto. L’impresa riuscì e Psammetico diventò il signore dell’Alto e del Basso Egitto; secondo Erodoto i greci furono ricompensati dal nuovo faraone con due “Accampamenti” ai lati di una delle bocche del delta nilotico. La base storica di questo racconto risiede con ogni probabilità nell’invio di truppe nel 660 BCE da parte del re Gige di Lidia in aiuto di Psammetico I durante la guerra contro gli Assiri.

Lo stupore degli egizi per le armature di bronzo è da ricercare nella corazza bronzea dei greci totalmente sconosciuta agli egizi nel VII sec BCE; infatti, la sola armatura di bronzo conosciuta di età faraonica è costituita da un semplice giaco di pelle con scaglie di bronzo. I due lotti di terreno donati da Psammetico ai greci sono stati identificati nei due accampamenti mercenari di Dafne e Migdol, rispettivamente a ovest ed est della bocca Pelusica.

Ma la riconoscenza del nuovo faraone non si fermò qui giacché istituì persino una scuola di interpreti, affinchè “i fanciulli egizi  imparassero la lingua greca”. Secondo Erodoto ci troviamo di fronte al primo caso d’insediamento straniero in Egitto:

“essi infatti furono i primi che parlando straniero vivessero in Egitto”.

Ma perché Psammetico decise di trattenere mercenari Greci in Egitto e di concedergli anche dei lotti di terreno dove accamparsi? Le risposte sono essenzialmente due: l’Egitto era continuamente minacciato dalla potenza Assira ed un numero consistente di mercenari Greci, meglio equipaggiati ed addestrati alla guerra, costituivano senza ombra di dubbio un vantaggio notevole; il secondo motivo è invece da ricercarsi nella classe guerriera egizia, che richiedeva sempre più privilegi e minacciava la stabilità del potere faraonico. Si può affermare quindi che Psammetico assunse in via ufficiosa un piccolo esercito di mercenari come guardia del corpo. Durante il regno di Psammetico II (595-589 BCE) Erodoto racconta in modo sommario una spedizione egizia in Nubia cui parteciparono anche dei mercenari greci; durante il viaggio verso la quarta cateratta i soldati greci, che sembrano aver avuto ruoli importanti all’interno dell’esercito egizio durante la spedizione, lasciarono molte testimonianze del loro passaggio.

Ancora oggi sulle gambe dei colossi di Abu Simbel è possibile leggere le iscrizioni lasciate da Greci e Cari al seguito di Psammetico II; il più lungo di questi graffiti recita:

“Quando il re Psammetichos venne a Elefantina, questa iscrizione fu posta da coloro che navigavano con Psammetichos, figlio di Theokles, e che risalirono la corrente per quanto era loro possibile, a monte Kerkis. Potasimto guidava gli stranieri Amasis gli Egizi. Queste parole furono scritte da Archon, figlio di Amoibichos e da Pelekos, figlio di Eudamos.”

Sui monumenti egizi Potasimto è definito “generale dei Greci”, a conferma dell’importanza che avevano ormai acquisito i mercenari Greci all’interno dell’esercito egizio e con ogni probabilità provenivano dagli stessi accampamenti concessi da Psammetico I qualche anno prima a Ioni e Cari. Le vicende di questi mercenari non finiscono qui: durante il regno di Amasis (570-526 BCE) la scelta ufficiosa di Psammetico I divenne ufficiale, poiché i soldati Ioni e Cari che sino a quel momento avevano abitato le rive della bocca Pelusica del Nilo, furono trasferiti a Memfi con il compito di proteggere il faraone.

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